Amsterdam. Una città “rimandata” ad aprile, ma con un pizzico di romanticismo.

Tre giorni scarsi ad Amsterdam, così, quasi all’improvviso.

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Per la prima volta in vita mia parto senza avere un’idea di quello che farò…per me, che sono maniacale, quasi uno shock!

Prenoto il volo e decido che ho voglia di rifare il couch surfing (ho messo il link al sito, per chi non conoscesse questa originalissima idea di condivisione). L’esperienza non è stata delle migliori, ma va beh, almeno ho dormito gratis. Detto ciò: “pronti via!”

Il volo parte alle 6.30 e arrivo ad Amsterdam Schiphol, prendo il treno che mi porta direttamente all’Amsterdam Science Park (3,50€). Il vero motivo del mio viaggio era un colloquio di lavoro, presso un’azienda nel polo scientifico di Amsterdam. Che spettacolo di posto! Diversi palazzi che raccolgono dipartimenti universitari, laboratori, aziende, mense, biblioteche, centri sportivi…in più…c’è un cielo sereno che rende tutto ancora più bello.

Faccio il lungo colloquio e poi vado in città (sempre in treno, 4€), a godermi le ultime ore di luce di questa splendida giornata di sole. Passeggio qua e là, senza meta. Cartina alla mano decido di perdermi costeggiando i canali della città.
Si respira già un clima natalizio. In Olanda, infatti, si festeggia San Nicola (5 dicembre) e a metà novembre si svolge la parata di Sinterklaas con i suoi aiutanti (Zwarte Piet e qui…si aprirebbe tutta una questione sul razzismo più o meno celato dietro a questi personaggi, ma non è certo lo scopo del mio racconto).

Alla sera incontro il “couch surfer” che mi ospiterà per due notti. È un ragazzo italiano che vive ad Amsterdam da un mese abbondante. Una birretta veloce (6€) e poi ci dirigiamo verso il suo appartamento nel nord di Amsterdam.
Dopo aver mangiato una pastasciutta condita con un sugo olandese (!), decido che forse per me è meglio rimanere in casa…sono in piedi dalle 4 e le fatiche cominciano a farsi sentire.

Il giorno dopo, temprata da un’ottima dormita, mi alzo abbastanza presto e mi dirigo in centro città. Acquisto la carta turistica da 48h (52€) che dà diritto all’ingresso gratuito in alcuni musei e in alcune esposizioni, fornisce alcuni sconti presso negozi e ristoranti e consente l’utilizzo dei mezzi pubblici. È una carta conveniente se decidete di visitare almeno due musei (al di fuori dello Rijksmuseum, che non è compreso nella carta, ma per cui c’è uno sconto) e fare una crociera sui canali o qualche altra “attrazione” cittadina. Insomma…fatevi due conti prima di acquistarla e valutate anche l’acquisto del solo abbonamento dei mezzi pubblici.
Ah…a proposito dei mezzi pubblici…sui bus e sui tram, è necessario sia convalidare in entrata, sia convalidare in uscita.

Io avevo voglia di fare la turista, per cui decido di entrare prima al Rijksmuseum (con lo sconto, 7,50€), poi allo Stedelijk e infine al Museo di Van Gogh (il prezzo di questi due, senza carta, è di 15€ a testa). Diversi e belli ognuno a modo proprio, per me ne è valsa la pena. Nella piazza intorno a cui sorgono tutti questi tre musei, c’è anche la famosissima scritta “I amsterdam”. Il fatto di essere arrivata presto al mattino ha fatto sì che io la vedessi anche senza la moltitudine di turisti.
Dopo le visite museali ho preso il tram e sono andata nel quartiere De Pijp, in cui ci sono un sacco di negozietti e ristoranti carini. Nella via principale di questo quartiere c’è anche un famoso mercato: l’Albert Cuyp Market.
Per me era l’ora di pranzo ed ero anche parecchio affamata…passeggiando a caso per il mercato, sono stata attratta dalla scritta “burger”, da lontano non gli avrei dato due lire e invece…mi sono ritrovata in un fast food ben curato: The Butcher. Hamburger (ovviamente), patatine, fish&chips…tutto dall’aspetto invitante! Io ho optato per il pesce (11€), l’hamburger avevo già in mente di mangiarlo il giorno dopo.

Il pomeriggio lo perdo tra le vie della città: la zona sud e la zona est della città…per poi concerdermi un po’ di relax in uno Starbucks, in Rembrandtplein.

Per cena pensavo di incrociare il mio ospite, ma…niente…un po’ che non risponde al telefono, un po’ che fa il vago, non riesco a capire per che ora trovarci…decido di sedermi in un bar per bermi una birra e leggere qualche pagina di un libro, in attesa di eventuali suoi dettagli riguardo il proseguimento della serata.

Seduta a un tavolino di un bar inizio a leggere, sorseggiando una birra (3,50€). Di fianco a me c’è un ragazzo, anch’egli da solo, con la sua birra e una sigaretta fra le mani. Dopo una decina di minuti che eravamo lì seduti, interrompe la mia lettura per chiedermi se potessi guardare il suo zaino intanto che si recava in bagno, io ovviamente acconsento. Al suo ritorno iniziamo a parlare…
Scopro che è uno sviluppatore di software ed è ad Amsterdam per una decina di giorni per lavoro. Scopro che ha 28 anni. Scopro che viene dalla Serbia. Scopro i suoi gusti musicali, i libri che legge e i film che vede.
Così, egli scopre di me i corrispettivi.
Scopriamo che io amo più leggere e lui più guardare i film. Scopriamo che io non so praticamente nulla sulla Serbia e lui nulla dell’Italia. Sicuramente i suoi racconti sono più intensi, mi parla della guerra civile e dell’ormai ex-Jugoslavia.
Scopriamo che a entrambi Amsterdam non convince. Ci raccontiamo di Belgrado e di Milano.
Discorso dopo discorso, beviamo tre birre. Guardiamo l’orologio e sono le 23 passate…per tre ore abbiamo parlato ininterrottamente di noi.
Io devo raggiungere il mio ospite, sono fuori da stamattina e da lui so solo che stasera ci saranno due ragazze in più a dormire con noi e che sarebbe stato nei dintorni di Leidseplein.
È quindi giunto il momento di salutarci, ci alziamo dal bar, attraversiamo la piazza e scopriamo che le direzioni che dobbiamo prendere sono opposte. Ci dobbiamo salutare veramente. Lo ringrazio per la bella serata e per la bella chiacchierata, gli auguro dei bei giorni ad Amsterdam e a Belgrado. Egli fa lo stesso, ma…la frase rimane in sospeso. Mi bacia. Ci baciamo. Come se fosse del tutto normale, come se ci conoscessimo da tempo, rimaniamo abbracciati l’uno all’altra per dei lunghi minuti. Ci riguardiamo negli occhi e poi ci diciamo “Bye”.
Allontanandomi da lui, mi accorgo di non sapere nemmeno il suo nome. Ma tant’è, non ci incontreremo più, per cui questo tassello mancante, renderà questo ricordo ancora più affascinate.

Torno alla vita reale e raggiungo il mio ospite. Saluto le nuove ragazze i loro gruppo di amiche e dopo un’oretta a chiacchierare e fumare (loro), ci incamminiamo verso casa.
Nonostante la presenza di bus notturni (per cui, controllate sul sito dei mezzi pubblici en.gvb,nl, perché esistono bus a tutte le ore), il mio ospite decide di fare un po’ il galletto non ascoltandomi e decide di far camminare me e le altre due ragazze per 1h30 per raggiungere la parte nord della città.
Diciamo che quanto meno ero talmente stanca da dormire senza particolari problemi.

Domenica ultimo giorno. Mi sveglio, arrivo in centro e decido di fare la crociera turistica per i canali olandesi. Carina e rilassante, anche se non permette di fare chissà quale foto particolare, soprattutto perché era al completo, per cui non era possibile spostarsi da un lato all’altro.
Finita la crociera mi dirigo verso l’Hard Rock Cafè, mia grande passione, in cui decido di prendermi un bell’hamburger con pepsi grande (20€).
Finito il pranzo risalgo dalla parte sud del centro, fino alla stazione. Passeggio per il quartiere Jordaan, forse uno dei più famosi della città e forse di tutta l’Olanda. È il vecchio quartiere ebraico, lì c’è anche la casa-museo di Anna Frank. Io cammino senza particolare cognizione tra le viuzze. Il quartiere è pieno di negozi di moda, di accessori, di ristoranti tradizionali interessanti. Era però domenica ed era tutto chiuso.
Arrivo alla stazione nel primo pomeriggio, mi aspetta un treno per Leiden (8€), dove abitano due amici dell’università che sono in Olanda per il dottorato.
Mezz’ora di treno e ci sono. Leiden è una cittadina (paese?) carino. Ci fosse il sole, sembrerebbe un paesello delle fate: le mura racchiudono il centro, praticamente chiuso alle auto. Le case basse, con mattoni a vista e finestre con belle persiane in legno, qualche canale e qualche ponte.
Dopo una sosta in un bar nuovo, ma che ben si adatta allo spirito e alle caratteristiche della città, sono ormai le 18 e devo raggiungere l’aeroporto per tornare a casa (in treno, 5€).

Il weekend è terminato. Amsterdam non mi ha conquistata al 100% e non so se andrò a lavorare lì o meno…però…un viaggio in bicicletta in Olanda intorno al periodo di fioritura dei tulipani, non me lo toglierà nessuno e se poi “casualmente” sarà intorno al 30 aprile, concluderò il viaggio rivedendo Amsterdam colorata di arancione, per la festa della regina.

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