Ti porto a Porto, a bere un po’ di Porto.

Quest’anno il ponte di Sant’Ambrogio (per me che sono milanese) del 7-8 dicembre non permetteva chissà che viaggio. Un weekend d’inverno come un altro.

È però l’occasione per rispettare una promessa di un “viaggio insieme” fatta a una carissima amica e così…si prenota. Weekendino sulla neve? No! Weekend mordi&fuggi in Portogallo. Destinazione: Porto.

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Della città avevo ricevuto una descrizione entusiasta da un amico che ci era stato ad agosto, aggiungiamoci un ottimo prezzo per volo e alloggio e aggiungiamoci che con Ryanair (non certo la mia comapgnia aerea preferita, ma devo ammettere che ogni tanto propone offerte difficili da rifiutare) si parte il venerdì sera e si torna la domenica sera. La destinazione è presto scelta e non ci resta che partire.

Rapido sguardo al meteo qualche giorno prima, poi…il giovedì…cominciano a susseguirsi notizie di voli cancellati nel nord Europa a causa di una perturbazione che potrebbe spostarsi verso sud. Non ci lasciamo troppo intimidire e senza alcun timore arriviamo a Orio al Serio giusto in tempo per mangiare un panino e imbarcarci.

2h35 di volo, lancette indietro di un’ora e il viaggio comincia. La temperatura è piacevole: 12/14°C alle 23, umidità bassissima, cielo sereno…non ci sembra vero.

Arriviamo in hotel (Vivacity) e ci rendiamo subito conto che siamo fortunate ad essere italiane. L’inglese è una lingua pseudo sconosciuta per cui ci si parla in portoghese-italiano, sarei stata curiosa di vedere uno scambio di battute tra un tedesco e un portoghese 😀 .

Il giorno dopo, colazione nel bar sotto l’albergo e organizzazione della giornata. Proprio dietro all’albergo c’è l’Igreja do Carmo, famosa per i suoi caratteristici azulejos, queste piastrelle dipinte che conferiscono alla chiesa una propria personalità. Gli azulejos si trovano un po’ ovunque in giro per la città e più in generale molti palazzi vecchi hanno piastrelle colorate che li ricoprono. Nonostante quindi la città sia abbastanza povera, queste facciate la rendono proprio luminosa, grazie anche al sole che ci ha accompagnato per tutti e due i giorni.

Lasciata la prima delle tante chiese che avremmo visto, facciamo una tappa all’ufficio turistico per fare la PortoCard: libero accesso a bus e metro e sconti su alcune attrazioni turistiche. Al netto forse ci è convenuta, ma due precisazioni: Porto è piccolina piccolina, si gira abbastanza facilmente a piedi (se non fosse che è tutta un saliscendi, per cui può essere faticoso) e in questa carta non sono compresi i tram “storici” e la funicolare (la funivia non lo so, non ci siamo informate).

PortoCard in mano, ci dirigiamo verso il mercato di Bolhao. Mercato di frutta, verdura, fiori, tessuti,…un classico mercato di quartiere. Caratteristico nel suo insieme e pieno di gente che passeggia al suo interno. La nostra prossima destinazione è il lungo fiume, il Douro.

Sali, scendi,…ci imbattiamo nella stazione ferroviaria di Porto, caratteristica al suo interno per gli azulejos (ma dai?!) e che dall’esterno ricorda vagamente il museo d’Orsay (sempre caro a noi ex-parigine).
Risali, riscendi,…finalmente vediamo il corso d’acqua. Arriviamo al fiume (un grande fiume!) e il ponte Luis I ci sovrasta. Il sole si specchia dentro l’acqua, dall’altra parte della riva si scorgono le insegne delle cantine vinicole e…beh…una birretta non si può non prendere!

Due mezze calzette come noi, ne risentono un po’ di questa birra e decidiamo di prendere il bus per andare verso l’oceano. La passeggiata lungo mare l’avremmo rimandata post pranzo.

Una ventina di minuti abbondanti per arrivare alla spiaggia (in realtà noi decidiamo di andare “il più a nord possibile” per poi ridiscendere, per cui non scendiamo alle prime fermate lungo oceano). Arriviamo in un posto più o meno a caso e rimaniamo affascinate dalla spiaggia, dalle onde, dai surfisti (! – Simone, questa specificazione è tutta per te -). Camminiamo nella sabbia, ci bagnamo mani e piedi (questi non proprio volutamente) e poi scegliamo di pranzare osservando il mare, immerse nel fantastico tepore della giornata.

Chiacchiera, mangia e sbevazza…si è fatto un po’ tardi. Al piacere della camminata ascoltando le onde però non ci rinunciamo e cambiamo un po’ i piani: la crocerina sul fiume e il giro delle cantine lo faremo domani, oggi terminiamo il girovagare per la città, scorgendo angoli nascosti e rimirando la città dall’alto, all’imbrunire.

Dopo una breve sosta in hotel per rinfrescarci e riposarci un pochino, di nuovo fuori, di nuovo lungo fiume. La Lonley Plante ci suggerisce un ristorantino, ma è tutto completo, ci chiedono di tornare per le 22. Decidiamo quindi di andare dall’altra parte del fiume. Il tempo così può scorrere e approfittiamo di ciò per vedere la Ribeira (questo il nome del quartiere lungo fiume di Porto) illuminata.

L’altra parte del fiume non è sotto il comune di Porto, bensì è un altro paesino che si chiama Vila Nova de Gaia. Altro camminare e altro ristorante suggerito dalla guida, ma non lo troviamo! Non troviamo nemmeno la via, mannaggia. Decidiamo di chiedere a un passante…ehm…forse non la migliore delle idee. Questo gentile signore ci tiene 5 minuti a parlare in portoghese, con noi che capiamo una parola su 10 e nulla più. Alla fine salutiamo con un sorriso e decidiamo che nonostante sia un po’ prima di quanto ci avevano detto, riproviamo nel primo ristorante. Riattraversiamo il ponte, arriviamo alla porta del ristorante e in realtà non ci rispondono benissimo e decidiamo di non aspettare più, ma di provare un ristorante che ci aveva incuriosito sulla strada. Scelta ottima! “Ora Viva”, personale cordiale e sorridente, parlante inglese  e anche un po’ di italiano! Il pesce era veramente buono e il rapporto qualità/prezzo eccezionale (anche se Porto è una città particolarmente economica).

Prima di andare a letto, dobbiamo fare alcune foto: c’è l’albero di Natale, non vorremo perdercelo?! Andiamo quindi in una delle piazze principali, dove oltre all’albero di luci, sono presenti dei simpatici dondoli corredati di parole scritte con alcune lampadine. Qualche foto stupida lì, qualche risata di là…è giunta l’ora di tornare in albergo. La giornata dopo sarebbe stata un po’ impegnativa.

Sveglia presto (alle 8, insomma, per essere una domenica, è stata presto J) e colazione lungo la strada. Rimaniamo deluse dal Palácio da Bolsa che è chiuso e quindi non visitabile, nonostante non sia specificato. Decidiamo quindi di fare la crociera dei 6 ponti lungo il Douro e andiamo sul fiume, prenotiamo la crociera per le 11 e la signorina ci dice che nel biglietto sono compresi gli assaggi di porto in due cantine: la Porto Cruz e la Quevedo. Un rapido sguardo all’orologio, sono le 10…da brave “alcoliste per un giorno” andiamo a farci un cicchetto presso la Quevedo. Porto bianco per me, Porto rosè per Elisa. Sono quasi le 11 e prima di andare verso l’imbarcazione passiamo dalla sede della Sandeman, altra cantina in cui vorremo fare il tour. Ci prenotiamo per quello delle 12, tutto calcolato al minuto!

Il giro in barca sul fiume è sufficiente per farci prendere un po’ di freschino, ma è rilassante il giusto e ci godiamo il paesaggio. Alla fine queste cose, seppur turistiche, hanno un sapore particolare.
Scese dalla barca andiamo alla Sandeman, dove oltre al Porto finale che ci berremo (bianco e ruby, per non farci mancare nulla), scopriamo come nasce il vino caratteristico della città e famoso in tutto il mondo.

Uscite dalla cantina e dopo il 3 bicchiere di Proto della mattinata, necessitiamo di qualcosa da mettere nello stomaco, prima di procedere all’ultimo assaggio del Porto Cruz.

Ora, finita la visita alcolica, non ci restano che due cose da fare: salire sulla torre dos Clérigos e andare alla Casa da Musica. Ci rendiamo conto che però non riusciremmo a fare tutto e quindi, vista la stanchezza (e l’alcool) nelle gambe, optiamo per evitare i 260 scalini della torre, a favore di una più tranquilla visita della Casa da Musica.

Arriviamo semi stremate alla Casa da Musica, dopo aver recuperato le valigie in hotel. Grazie al ragazzo gentilissimo della biglietteria della Casa da Musica vediamo che abbiamo il tempo perfetto per fare la visita guidata e prendere poi l’ultima metro accettabile per non perdere il volo. Tour in inglese (per la non gioia di Elisa, eheh) e scopriamo la genialità del progetto di questa sala concerti. Avveniristica, ma ben calata nella città. Funzionale e perfetta per far apprezzare la musica in ogni sua forma. Rimaniamo soddisfatte della scelta fatta e non ci resta che andare in aeroporto.

Il nostro weekend è arrivato quasi alla fine, non ci resta che prendere un po’ di Pringles per tamponare la fame in aereo. Il viaggio scorre e gli occhi si chiudono. All’arrivo a Bergamo troviamo l’auto tutta ghiacciata; era prevedibile, ma passare da 12-15°C a qualche grado sottozero è stato un po’ uno shock. Soddisfatte da tutto rientriamo a casa e alla settimana lavorativa che ci aspetta, in attesa del prossimo viaggio insieme e del Natale che ormai è alle porte.

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