Il primo viaggio musicale.

Riassettata un po’ la mia vita, comincio a sentirmi a casa in Lussemburgo e nuovi viaggi si delineano nella mia mente.
I grandi viaggi per ora restano nel cassetto, ma il Lussemburgo è al centro dell’Europa e sarebbe un peccato non sfruttarne la posizione.

Guarda qualche sito internet, sfoglia qualche depliant, parla con qualche amico. Vien fuori che In Germania, a 2h30 da Lussemburgo città, c’è Elton John in concerto.
Alzi la mano chi non conosce almeno una sua canzone…e ricordatevi che la colonna sonora del Re Leone è sua, per cui almeno quelle canzoni le avete sentite (su…non fate i vergognosi).
In ogni modo per me è uno di quegli artisti da vedere almeno una volta nella vita e ora ne ho l’occasione. Il prezzo del biglietto non è bassissimo, ma in due decidiamo di comperarlo e lanciarci all’avventura.

Destinazione Hockey Park di Mönchengladbach. Orario di inizio concerto: 19.
Tutto ci fa pensare a una gita fuori porta da accompagnare al viaggio verso il concerto.
Io e Marco partiamo alle 11 (la serata prima era stata impegnativa, necessitavamo di dormire un pochino) e puntiamo verso nord.

Ci fermiamo verso le 12 a Clervaux, un paesello Lussemburghese. Nel suo castello c’è una splendida mostra fotografica: The Family Man.
E’ una delle più grandi esposizioni fotografiche del mondo. Ideata nel 1955 da Edwaerd Steichen per il MoMa di New York; dopo essere stata in giro per più di 150 musei, ora è la mostra permanente del Castello di Clervaux.
Alcune foto sono eccezionali ed è difficile aspetttarsi altro considerando gli autori (Capa, Doisneau, Lange, Cartier-Bresson,…) e gli archivi fotografici (Magnum, Life,…). Alcune foto lasicano senza fiato, ma qui è solo soggettività.
Fotografiamo e ascoltiamo l’audioguida con attenzione. Rimaniamo tra i pannelli della collezione per quasi 2h, senza rendercene conto.
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Ora è il momento di ripartire.
Tergiversiamo un po’ sul pranzare o meno, ma decidiamo di aspettare la nostra prossima tappa: Aquisgrana.

Varchiamo il confine e arriviamo in Belgio. La nostra gola e la nostra pancia sono messe a dura prova dai cartelli di “pommes frittes”. Le patatine, un’istituzione della cucina belga (…non c’è bisogno di commentare, vero?!)
Raggiungiamo con qualche difficoltà ad Aquisgrana. Parcheggiamo l’auto e passeggiamo verso il centro. Visto il tempo “perso” a Clervaux, non abbiamo tantissimo tempo, ma sappiamo che non abbiamo altro da fare che visitare il Duomo, fare un giretto per sgranchirci le gambe e mettere qualcosa nello stomaco.
Inizialmente la città ci appare un po’ cupa: sono le 15 di domenica pomeriggio e siamo in Germania, non certo a Valencia in riva alla spiaggia.
In realtà quando arriviamo nel centro storico, notiamo che la città nasconde scorci veramente bellini. I ciottoli per terra, le viuzze tra i palazzi antichi, i fiori che adornano la città, sui davanzali e sui lampioni.
Il Duomo, maestoso dall’esterno, con quelle mura un po’ sporche che fanno pensare alla sua storia. Sfarzoso nei dipinti dorati dei soffitti, alto e verticale, grazie alla cupola posta nel suo centro. Le vetrate, immense. Peccato per il poco sole, altrimenti fasci di luce colorati avrebbero illuminato lo scrigno dorato con le spoglie di Carlo Magno.
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Proseguiamo a passeggiare per il centro, alla ricerca di un posto veloce in cui pranzare…ehm…l’ora era più quella della merenda, ma poco importa.
Troviamo Hanswurst, una catena tedesca che offre, tra le altre cose, panini con salsicciazza, patatine e birra. Cosa vogliamo di più?
Mangiamo all’aperto, godendoci la giornata con sole e qualche nuvola. Ci rilassiamo il giusto, beviamo un espresso e alle 17.30 ripartiamo. Elton ci aspetta.

44 e 61 sono le strade da prendere, il navigatore non ci assiste troppo e ci affidiamo al nostro fiuto. Arriviamo a MonchenQualcosa in perfetto orario. Sono le 18.40, una radler per rinfrescarci e ci dirigimo verso i nostri posti.

Ore 19.05 inizia la magia.
Elton John sale sul palco. Si siede al suo pianoforte. Silenzio. Le dita iniziano a muoversi tra i tasti bianchi e neri e martelletti e corde del suo Yamaha si animano. La musica incanta.
Canta, suona, si alza, riceve appalusi, si inchina per ringraziare.
Scherza con i componenti della sua band. E’ genuino, quasi 70 anni e sembra un ragazzino che suona per la prima volta il suo concerto. E’ lui il primo a godersi lo spettacolo.

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Dopo ogni canzone una standing ovation delle prime file; avessero potuto, se lo sarebbero abbracciato dopo ogni canzone.
Don’t Let The Sun Go Down On Me, Your Song, Candle in the Wind, Rocket Man, Philadelphia Freedom, Goodbye Yellow Brick Road, The Bitch Is Back, I’m Still Standing, Corcodile Rock, Circle of Life Tiny Dancer (forse la mia preferita, ma come si fa a fare una classifica?),…

Alla fine del concerto sono in estasi, siamo in estasi. Io e Marco continuiamo a ripeterci “Che concerto!”.
C’è ancora luce in cielo. Noi dobbiamo tornare a casa. Pian pianino arriva il buio che avvolge le strade tedesche.
Chiacchieriamo, ci raccontiamo di noi, arriviamo a casa.
La giornata è stata lunga, ma splendida. Non posso che addormentarmi con ancora il pianoforte di Elton John che risuona nella mente e la stella cadente, sulla via del ritorno.
There’s a time for everyone if they only learn
That the twisting kaleidoscope moves us all in turn
There’s a rhyme and reason to the wild outdoors
When the heart of this star-crossed voyager beats in time with yours

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