Tour (de force) tra birre e abbazie.

Diciamocelo, non tutti i viaggi escono alla perfezione, ma…anche quelli mal riusciti nascondono qualcosa di bellino e permettono di imparare.

L’idea era approfittare del fatto di essere vicino a Bruxelles per questioni di lavoro e rientrare in Lussemburgo facendomi il weekend in giro per il Belgio a degustare birre.
Ora…sarà che ero stanca, sarà che non ero nella situazione giusta per fare un viaggio in solitaria (perché, diciamocelo, a me piace viaggiare da sola, ma bisogna essere in qualche modo “pronti”), fatto sta che è stato un viagigo in cui è mancato qualcosa. Sembra paradossale, ma è un viaggio in cui è richiesta un sacco di organizzazione pre-partenza.

Prendete questo link http://www.belgianbeerroutes.com/en/home/ e vi renderete conto di quante birrerie sono presenti in Belgio. Aggiungetene un 10% per quelle non segnalate e capite che già la scelta del giro da fare non è dei più semplici. Io avevo il vantaggio di sapere da dove partivo e spare dove sarei dovuta arrivare.
Il primo problema però è che in questo caso il digitale non aiuta molto, è da farsi venire il mal di mare ad aprire ogni piccola iconcina. Io avevo una mappa cartacea (datami dalla mia zia-non-zia Marina) che pensavo avrebbe risolto i miei problemi. Era del 2012, ma…suvvia…sono solo due anni. Ecco, non avrei dovuto pensarlo. L’unico modo per provare a far uscire bene questo “tour” è, cartina alla mano e itinerqrio più o meno deciso, chiamare ogni singola brasserie e capire quale di queste sia aperta e quale no. In più, bisogna considerare che le strade del Belgio non sono grandissime e spesso il limite non supera i 90 km/h. Ma…cominciamo… 

Venerdì finisco di lavorare e me ne vado a Leuven. Ci metto un pochino a parcheggiare e a trovare come raggiungere l’hotel (Mille Colonnes, un dignitosissimo 1 stella, con una colazione spaziale!) e poi decido di andare in giro per la bella cittadina belga. Mi mangio un tipico tacos (scherzi a parte, era molto buono) e poi volevo andare a bermi una birra nella birreria di casa “Domus”.
Il problema era che era ora di cena, per cui accettavano solo persone che mangiavano. Desisto (e in ogni caso non avrei avuto voglia di mangiare lì, avevo mangiato come un piccolo cammello nei giorni precedenti) e vago per la città. Arrivo in hotel giusto in tempo, prima di una grandinata.

Il mattino dopo faccio una colazione ipercalorica, non sapendo quanto e cosa avrei mangiato per pranzo. In più, mi fermo in un supermercato per prendere dei Tuc e dell’acqua, non si sa mmmmmai. Servono sempre per asciugare e diluire.
La prima tappa sarebbe stata Hoegaarden. Controllo il sito internet e ho la conferma che fanno tour guidati a partire dalle 10. Arrivo davanti alla birreria e attendo le 10.20. Entro, chiedo informazioni a un giovane cameriere e la risposta è “eeeeh…no…ci sono dei lavori dentro al museo per cui né il museo, né la parte di produzione della birra sono visitabili”.
Prima delusione, mista a incavolatura. Cosa costa scriverlo su internet?!
Mi rimetto in auto e cerco una meta alternativa, devo arrivare all’ora di pranzo, poiché alle 14 sarebbe iniziata una festa della birra ad Archennes. Trovo sulla mappa la Bink, i chilometri sono fattibili, per cui imposto il navigatore.
Arrivo lì e finalmente respiro un ambiente non troppo industriale. Chiunque lavori nella parte dedicata al pubblico, sembra farlo come volontario. Sono tutte persone over60 che tra una birra portata al tavolo e un’altra, si scolano birrettine piccole. …e siamo solo alle 11.30 del mattino.

bink

Purtroppo la brasserie non è visitabile, se non previo appuntamento e per larghi gruppi. Bevo quindi la mia Bloesem Bink, la birra estiva di questa birreria e leggo un po’ del mio libro, per ingannare l’attesa.

Imposto il gps e metto come destinazione Archennes. Tra un’acquazzone e un Tuc, arrivo a destinazione e la pioggia finisce. Sono le 14.30, ma della festa nemmeno l’ombra. Ci sono giusto i gazebo, pronti, ma nessuna persona presente. Aspetto un pochino, mi faccio un giro, respiro un po’ di aria fresca, compero una zucca da una bancarella “direttamente dal produttore”. Torno al punto della festa e c’è ancora il deserto. Ci rinuncio. Mi rimetto a cercare sulla mappa un’altra destinazione.
Imposto e via, si riparte.

Vicino alla destinazione, che non trovo (e chi mi conosce ha un’idea di quanto io potessi essere nervosa), si apre di fronte a me l’indicazione di “Abbaye d’Aulne” con vicino la parolina magica “Bière”. Vado lì, deciso.
Ordino la birretta (bionda, stiamo leggeri) e mi metto sulla terrazza a godermi il timido sole e un po’ di musica. Sorseggio pensando al nulla. Ogni tanto ci vuole.

Mi rimetto in auto e la prossima destinazione è Chimay. Qui so già che l’abbazia è visitabile, ma la brasserie no. Per cui, nessuna aspettativa. Mi fermo al Chimay Shop, bevo un birra e mangio un toast (benedettii Tuc, ma un paninino come aperò ci voleva).
Vado a visitare l’abbazia. Pulita, semplice, bianca. Entro e stanno per iniziare i Vespri. Mi aggrego alla preghiera per una ventina di minuti, poi si stava facendo tardi e sono costretta ad uscire da quest’atmosfera fuori dal tempo.

abbaye

Pensavo di essere più vicino alla mia destinazione finale, invece, una bella oretta e mezza di viaggio. Finalmente arrivo a Jemelle, vicino a Rochefort.

Davanti alla porta della chambre d’hotes, suono la campana per annunciare la mia presenza. Mi apre la signora Malou, una sorridente signora di almeno 75 anni. Che speldonre, che accoglienza. Mi fa vedere la stanza, mi chiede cosa voglio per colazione (pubblicizzando le sue marmellate), mi fa vedere il suo libro dei peniseri del mattino e quello dei fiori del giardino. Mi suggerisce di tornare a Rochefort per cenare. Io ascolto il suggerimento, ma alla fine non ceno. Passeggio per Rochefort e nessun ristorante mi convince appieno, in più, c’è un qualcosa di strano…inizialmente non ci faccio caso, ma, a poco a poco, mi rendo conto che in tutto il centro della cittadina c’è la musica in stereofonia.
Rientro nella stanza, mi preparo un tè e guardo un film.

Al mattino mi sveglio presto, sono l’unica ospite della piccola casetta. Malou mi ha preparato una bella tavola con le sue marmellate in bella vista, caffè, succo d’arancia, formaggi, uovo alla coque (pazienza se era sodo, la gentilezza vince su una cottura sbagliata), pani differenti. Mi rimpinzo per bene, chiacchierando piacevolmente con la signora. Poi…è ora di rimettersi in strada.
Vado a vedere l’abbazia di Rochfort (anche qui so che la brasserie non è visitabile). Un monaco in biciletta mi attraversa la strada e entro nella chiesa, tutta per me. Silenzio, candore. Mi dedico ai miei pensieri e poi torno verso l’auto.

La prossima destinazione è Achouffe. Arrivo con un po’ di anticipo rispetto all’inizio del tour della birreria (finalmente! Alemno uno!), ma non me ne preoccupo. Un timido sole mi fa compagnia, mi sdraio su una panchina, cuffie, libro. What’else?
Arriva il momento della visita guidata, di fianco a me un omone gigante mi chiede informazioni al riguardo. Arriva da Colorado Springs e si chiama Marc (lo scoprirò dopo). Iniziamo il tour, la signora ci spiega tutti (o quasi) i segreti de La Chouffe, la buona birra belga con i simpatici gnometti sull’etichetta.

levure

Dopo 45minuti di racconti, arriva il momento della degustazione. Prima uno, poi due, poi tre, infine l’ultimo bicchiere. Il tutto rigorosamente a stomaco vuoto (!). Mi gusto insieme a Marc le birre, chiacchierando con lui e con altri due giovani ragazzotti del Belgio.
Ci salutiamo, salutiamo Achouffe, la sua birra e i suoi gnometti. Ognuno prende strade diverse, la mia è diretta a Ebly.
Secondo la mappa e secondo il sito internet dovrebbe esserci una birreria la cui particolarità sta nel nome e a sua volta nel bicchiere nel quale viene servita: la Corne du bois des Pendus. Ecco, cercate il sito internet e vedrete la stessa cosa che ho visto io, considerando che della brasserie non ho visto nemmeno l’insegna. Uff.
Proseguo per Orval, altra abbazia, altra birra, altra birreria non visitabile. In realtà qui faccio giusto un giro del cortile dell’abbazia, ma non degusto nemmeno la birra. La conosco e ho in corpo ancora la birra del mattino. Sono a posto così

Il giro per il Belgio è finito, la prossima tappa è la mia casetta lussemburghese. Sognerei una porzione di patatine fritte, ma sembra che la domenica qualsiasi friterie del Belgio sia chiusa. Tant pis.
Arrivo a casa prima del previsto e accetto l’offerta delle mie amiche Sara e Silvia per raggiungerle alla fiera della città…ma…questa è un altra storia, o meglio, è la mia vita qui, niente a che vedere con i viaggi, piccoli o grandi che siano e quindi con i racconti di questo blog.

  

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...