Indonesia: Jawa e Bali. Tanti “ma” che non me la fanno promuovere.

Due settimane di vacanza, due settimane dedicate a un viaggio e attese da tempo. Forse questo mi ha fregato, le mie aspettative erano alte, troppo e si sa…più si sale…più se si cade ci si fa male. Iniziamo però dal principio.

Nell’autunno scorso decido di prendere due settimane di ferie a febbraio. E’ la prima volta.
Decido di andare nel Sud-Est Asiatico. E’ la prima volta.
Decido di fare un viaggio da sola, così lontano. E’ la prima volta.

Guardando Pechino Express (sì, prendetemi pure in giro) l’Indonesia mi attira e prenoto il volo. Chiedo informazioni ad amici e conoscenti che conoscono le zone: 3 entusiasti, 1 dubbiosa. Faccio vincere la maggioranza (anche perché ormai il volo era prenotato e dovevo convincermi della scelta), ma già dopo poco trovo non poche difficoltà ad organizzare e a trovare informazioni pratiche sul viaggio. Mi prestano la Lonely Planet in italiano e io acquisto la versione e-book in inglese, approfittando di una super offerta del sito internet LP. Giudizio: tremende! Ma te ne rendi conto solo una volta che sei laggiù e metti a fuoco il tutto.
Solo una precisazione: alla fine di questo lungo racconto darò i consigli pratici. Non mi offendo se saltate tutto per leggere solo quelli. Qui mi limito a dire che 1$=12.500Rp (cambio medio che ho avuto durante la vacanza), così che chi invece decida di leggere tutto, possa avere un’idea dei costi.

Il volo da Amsterdam per Jakarta è diretto (salvo uno scalo a Kuala Lumpur che scopro solo al momento dell’imbarco, pazienza). Arrivo a Jakarta e la confusione della città mi assale…però ero preparata…un amico mi aveva detto “non farti domande sul perché quasi non esistano mezzi pubblici in una città da 12milioni di abitanti, il traffico è folle”. A Jakarta ci resto solo una notte, il tempo di riposarmi dopo le 14h in ballo tra aeroporti e aerei, anche con la scusa della presenza dell’Hard Rock Café…faccio la collezione di magliette, non posso sfruttare l’occasione di essere lì. Scelgo un hotel vicino all’aeroporto e il mattino dopo ho il volo alle 6 per Yogjakarta.

Esco alle 4 dall’albergo e il traffico è veramente assurdo, tipo l’ennesima potenza della tangenziale di Milano alle 8 del mattino. L’arrivo a Yogja(karta) è un po’ da nevrosi per un limite mio. Lì (in tutta l’Indonesia) alla base di tutto c’è la contrattazione e io sono negata. Recupero un taxi che mi porti all’hotel, lascio giù lo zainone e decido di andare a visitare la città a piedi.
Chiedo la piantina della città all’hotel, la studio e mi metto in marcia…cammina, cammina, cammina…qualcosa non mi torna. Riguardo la piantina e capisco ancor meno, chiedo informazioni (più o meno) a un passante e capisco che sulla piantina l’hotel è posizionato male. Io dovevo andare a destra…sono andata a sinistra…cominciamo bene. Inversione di marcia e si ricomincia.

Il caldo è asfissiante. Il numero di motorini è fuori da ogni logica e mediamente su ognuno di essi ci sono 3 esseri viventi da scegliere tra adulti, neonati, galline. I “rari” motorini che incroci con un’unica persona a bordo sono lì per chiederti se vuoi un passaggio, chiunque ti lascia il numero di telefono “chiamami se hai bisogno”. I becak (delle sorti di taxi a bicicletta) ancora più insistenti. Il top: gente che fa i propri bisogni solidi per strada. Io…io arrivo dal Lussemburgo e prendo la multa se attraverso a piedi non sulle strisce e senza aspettare il verde…un shock.
Arrivo finalmente sulla via principale: Malioboro. Sono le 8.30 del mattino e i negozi di ogni genere e tipo stanno iniziando ad esporre la merce. Io mi dirigo verso il Kraton, il palazzo del sultano (13500Rp). Interessante passeggiarci dentro, la LP dà informazioni molto generiche e non è semplicissimo orientarsi all’interno…tutti i cortili sembrano un po’ uguali. Proseguo verso il Taman Sari (7000Rp), il castello dell’acqua e tra le varie persone insistenti che incontro, uno mi colpisce per la sua gentilezza. Mi indica l’entrata del quartiere da cui accedere al Taman Sari e poi mi chiede se può esercitare il suo inglese raccontandomi la storia legata al quartiere (degli artisti) e al Taman Sari. P1030007 Io gli dico di sì e P1030023posso affermare che senza di lui non avrei apprezzato nemmeno un decimo di quanto ho visto. Mi ha raccontato tutto quello che aveva da raccontare, con trasporto, perché lui in quel quartiere ci vive. Mi ha portato a vedere gente che crea batik, senza essere preda di venditori avvoltoi. Alla fine il batik l’ho comprato da lui, contrattando, ma neanche troppo. Sempre questo ragazzo (di cui non ricordo il nome, purtroppo) mi ha portato con il suo motorino a Kota Gede. Su mia richiesta volevo vedere la produzione di argento e detto e fatto. Con i mezzi pubblici sarei stata ancora lì. Dopo Kota Gede ho richiesto un posto in cui comperare la frutta….detto e fatto pure in questo caso, mi ha portato in un grande mercato ortofrutticolo, da cui si riforniscono i piccoli venditori locali. Infine siamo passati dalla stazione, per capire orari e prezzi del treno che mi avrebbe portato a Surabaya qualche giorno dopo. Al mio rientro in albergo gli ho dato la mancia, senza che lui la chiedesse. Sicuramente se l’aspettava, ma non l’ha chiesta. Dieci punti in più per lui.

Il giorno dopo Wisnu mi è venuto a prendere in hotel. Wisnu è stato il mio autista per due giorni e questa scelta si è rivelata vicente. Wisnu parla un ottimo inglese ed è disponibilissimo a portarti in giro, rispettando i silienzi (che ogni tanto ci volgiono quando si viaggia in auto), ma riempiendoli anche con un sacco di informazioni su Giava e sull’Indonesia. Via mail lo si contatta e si definisce il prezzo (che io ho trovato ragionevole), via whatsapp è poi possibile accordarsi sui dettagli.
Con Wisnu ho visto le tappe tipiche dei dintorni di Yogja:

  • Solo, Candi Sukuh e Candi Cetho (https://goo.gl/maps/psXqz): ho avuto la fortuna di capitare a Solo durante una festa cittadina e mi sono goduta parata e bancarelle di cibo locali. A Solo si visita il Kraton (30000Rp, mancia per la guida inclusa) e poi si prosegue il viaggio per i due luoghi religiosi. Wisnu racconta piacevolmente la storia dei templi. (circa 20000Rp per entrambi). P1030072   P1030135
  • Borobudur, Prambanan e le pendici del monte Merapi (https://goo.gl/maps/X3kUK): ho scelto di vedere Borobudur all’alba e vi assicuro che ne vale la pena al 1000%. L’atmosfera è magica e il numero dei turisti è sensibilmente minore. (380000Rp, con colazione inclusa). Prambanan è ugualmente bello, ma totalmente diverso, me lo sono goduto in parte, poiché appena mi fermavo venivo assalita dai locali che mi chiedevano di fare foto con loro….ero allucinata… (225000Rp). Per ciò che riguarda il Merapi, io mi sono fermata alle pendici del villaggio che è stato distrutto durante l’eruzione del 2010, in realtà è possibile sia scalarlo, sia fare dei tour con jeep.
    [una considerazione sul costo dei templi: è tantissimo! La combo dei due è quasi 50€. Il Louvre costa 10€, la tessera annuale per 4 adulti per tutti i parchi nazionali statunitensi costa 80$. Sinceramente trovo il prezzo dei templi Indonesiani fuori da ogni logica.]

P1030217P1030275

Dopo le due giornate passate con Wisnu è il momento di trasferirsi a Cemoro Lawang (https://goo.gl/maps/7ZJXn), per ammirare l’alba del monte Bromo. Qui…il mio calvario ha inizio. Raggiungere il Bromo è scomodissimo, poiché è abbastanza isolato (tornassi indietro o dovessi dare consigli: tutta la vita tour privati!). Io ho preso il treno per Surabaya; scena alla biglietteria a Yogja: posto in business class 210000Rp, posto in standard class 170000Rp insieme a quelli dell’economy, posto economy (ossia seduta per terra) 70000Rp. Ho optato per la business class. 5h di treno equivalente al nostro regionale + 3h di bus per arrivare alla penultima città prima del Bromo (nell’inframezzo un taxi per andare dalla stazione dei treni alla stazione dei bus)…lì…pullmino pubblico…costa 30000Rp, ma parte solo quando è pieno. Io e altri 6 abbiamo aspettato 2h (dovevamo arrivare a 15 persone), poi ho detto agli altri di contrattare un prezzo per salire e abbiamo pagato 60000Rp (un’altra 1h30 di pullmino sgangherato). A Cemoro Lawang (questo il nome del paesello più vicino al Bromo) approfittano dei turisti in maniera scandalosa. Io ho pagato 350000Rp per una stanza gelida, in cui ho dormito vestita, con bagno in comune inquietante e scarafaggi che passeggiavano nei corridoi. Sul cibo…ho chiuso gli occhi e ho mangiato una roba cotta non meglio definita con il pollo. Fortuna che nell’attesa del pullmino avevo fatto amicizia con tre ragazze malesi e ci siamo fatte compagnia.

Il giorno dopo io e queste tre ragazze abbiamo preso una jeep per fare il tour insieme e dividere il costo (500000Rp per 6 persone + 250000Rp di ingresso al parco, anche qui, torna il mio pensiero sul costo degli ingressi indonesiani). Il tour comprende sveglia alle 2.15 per andare sul monte Pananjakan e vedere l’alba sorgere sul Bromo, poi, si arriva con la jeep alle pendici del vulcano e si può camminare fino al cratere. Volendo si può andare a piedi anche sul Pananjakan, ma a mio parere non ne vale la pena dato che non c’è un sentiero di montagna, semplicemente si cammina sull’asfalto.P1030405 Io ero lì durante il capodanno cinese, neanche la domenica in Piazza San Pietro c’è un affollamento come quello per vedere l’alba sul Bromo. Dopo le millemila fotografie fatte, riprendiamo la jeep per andare sul Bromo. Per salire fino al cratere si può optare per la salita/discesa a cavallo (non ho idea di quanto costi)…il problema è che questi personaggi del turismo indonesiano sono pressanti da morire e ti vengono stravicino per proporti il cavallo e…ta-daaaa…un cavallo scalcia e becca il mio ginocchio. Mi censuro, ma potete immaginare cos’è uscito dalla mia bocca. Un male assurdo e poi ero stanca (erano le 8, ero già sveglia da 6h, senza colazione).
Nessuno si è preoccupato della cosa, solo le tre ragazze malesi si sono allarmate. Hanno grossomodo insultato in indonesiano i portantini dei cavalli e fortuna che non mi sono rotta nulla. Sono arrivata al cratere, due foto di rito e poi sono rientrata alla jeep. Il ginocchio faceva male e la tensione era alle stelle.
Torniamo all’alloggio e acquisto un biglietto direttamente per andare alla destinazione successiva del mio viaggio, Banyuwangi (https://goo.gl/maps/u1Oas). Questo comportava un cambio di bus: da un piccolo minivan a un grande bus con aria condizionata; salgo sul minibus (dopo aver fatto colazione all’indonesiana), arrivo alla stazione dei bus, scendo (dopo aver avuto da ridire con l’autista), mi dirigo verso il mio bel pullman. Faccio per salire e un tizio mi sbarra la strada, un altro mi tira lo zaino…cominciamo a discutere. Io dico di avere già il biglietto e di voler salire, loro mi dicono che non è possibile, vogliono vedere il biglietto. Mi circondano in 4/5…il pullman parte…io smadonno in cinese, mi incavolo da morire (in più ero sempre più stanca e con un male al ginocchio non indifferente). Alzando il tono della voce chiedo quanto vogliono per farmi salire su un altro pullman che mi portasse alla stessa destinazione, pago, lanciando loro addosso i soldi e salgo su un pullman economico, senza aria condizionata, furente. Apparentemente nessuno parla inglese, ovviamente.
La mia salvezza è una studentessa che si avvicina, mi dice se può aiutarmi. Ha visto la scena e ne è dispiaciuta, io le chiedo di chiedere quanto tempo ci voglia per arrivare a destinazione e l’autista risponde 5h.
Alla fine il viaggio era di 9h, un pullman assurdo che non fa vere e proprie fermate ma rallenta ogni tot e la gente sale e scende in corsa. Gente che sale dalla porta anteriore con acqua, frutta, noccioline da vendere e scende da quella posteriore. Sicuramente uno spaccato di vera vita indonesiana, ma in quel momento non ero in grado di vederlo nel modo migliore.
La ragazza mi dice “non addormentarti, è pericoloso, devi sempre avere un occhio alle tue cose di valore”. Volevo morire…ero in piedi dalle 2.15, sono arrivata a destinazione quasi alle 19.
A Banyuwangi mi aspettava (grazie al cielo) Rian, un ragazzo conosciuto tramite il couch surfing. Mi accoglie a braccia aperte, mi porta a cena. Poi una doccia e un caffé con uno dei suoi più grandi amici, Donna. P1030469Una serata stupenda, se non fosse che ero stravolta. Mi hanno raccontato dei dintorni di Banywangi, di come loro siano impegnati nello sviluppo del turismo e nella promozione del loro territorio (che di norma viene visto solo come luogo di passaggio tra l’Ijen e Bali) In teoria sarei dovuta andare a vedere l’alba sul monte Ijen. Inutile dire che non ci sono andata, tra stanchezza (fisica e psicologica) e male al ginocchio, ero cotta. Tutto questo mi rendeva triste, sapevo che probabilmente non tornerò in Indonesia e l’idea che gli indonesiani stessi mi abbiano causato tutti questi problemi mi innervosiva. Innervosiva anche Rian e Donna, loro stessi si rendevano conto di come personaggi così rovinassero l’immagine del popolo indonesiano.
Ho dormito a casa di Donna, una tipica casa di Banywangi. Materasso per terra e bagno spartano, senza acqua calda. Nessun problema, il contorno era piacevole, poco mi interessava. Il giorno dopo Rian mi propone di fare qualcosa di tranquillo, vede che sono stanca e ho anche il traghetto per Bali da prendere. Rian organizza il mio trasbordo e il mio trasporto dal porto P1030504fino al paese in cui dovevo andare…lui per primo capisce che di mezzi pubblici no ne voglio più sentir parlare. Andiamo a vedere le cascate, ci prendiamo una doppia colazione (una all’indonesiana dalla sua cuoca preferita, una alla occidentale) insieme e poi ci dirigiamo al porto. (https://goo.gl/maps/7tkhy) Rian mi spiega che sarebbe venuto con me a Bali e poi saremmo andati dai suoi zii ad aspettare il suo amico con l’auto. Non era fattibile attendere al porto, ci avrebbero circondato per proporre passaggi e lui non sarebbe stato ben visto, quasi volesse rubare un turista a un balinese. Arriviamo a Gilimanuk e l’ora cambia. Un vento incredibile. Uscendo dal porto controllano per ben due volte la patente di Rian. Una volta in casa dei suoi zii, attendiamo una ventina di minuti l’arrivo dell’amico autista e ci dirigiamo verso Pemuteran. Il viaggio non è dei migliori, un ciclone dall’Australia ha causato cadute di alberi sulla strada. Un viaggio di 1h diventa un viaggio da più di 2h. Arrivo a destinazione, saluto calorosamente Rian e…finalmente…relax. Mi dico “sono a Bali, sono apppppposto”. L’home-stay è veramente bellina e trovo un ristorante niente male.
La mattina successiva faccio un’escursione di in snorkeling all’isola Menjangan (350000Rp). Salgo sulla barchetta con altri 6 turisti e ce ne andiamo a fare due nuotate da più di mezz’ora intorno a quest’isola. Guardare giù…bello, bellissimo…tre di noi hanno le bombole e scendono fino a 15/20 metri e tornano in superficie entusiasti. Noi rimaniamo sull’orlo dell’acqua ed è ugualmente pieno di colori. Tra una nuotata e l’altra abbiamo anche il pranzo sulla spiaggia e il tempo di una passeggiata sull’isola.P1030544 Purtroppo sulla superificie dell’acqua ci sono un quantitativo incredibile di sacchetti e bottigie di plastica. A Bali il problema dell’inquinamento plastico è serissimo e purtroppo rovina non poco il paesaggio. Rientro in hotel soddisfatta, ma ustionata nonostante la protezione 50 e fortuna avevo la maglietta a maniche lunghe. Mi concedo una passeggiata sulla spiaggia delle paese, in attesa del tramonto, prima di tornare al ristorantino della sera precedente.
Il giorno dopo è già tempo di ripartire e un po’ mi spiace. Così, su due piedi, io che non sono amante della movida, suggerirei di fermarsi qui e visitare il resto dell’isola con escursioni in giornata (in realtà forse è un po’ scomodo, ma sono stata proprio bene lì a Pemuteran).
Il viaggio comincia con l’imprevisto, l’auto su cui viaggio viene fermata a un posto di blocco (Bali ne è piena) e il mio autista deve pagare 100000Rp per poter proseguire il viaggio, non ho ben capito quale irregolarità avessero i suoi documenti. Ci fermiamo a Manduk, poi ai laghi Tamblingan e Buyan.
Arriviamo a Bedugul dove la tappa obbligata è il tempio di Ulun Danu Bratan. Spettacolare. P1030655E’ un tempio su un lago, circondato da monti. L’atmosfera è suggestiva e le probabilità di beccare una cerimonia hindu sono molto alte…questo rende ancor più emozionante il momento.
A seguire il mercato di frutta di Candikuning (dove il gioco di contrattazione rasenta il ridicolo e so di aver preso una fregatura) e il giardino botanico (una mezza fregatura…è gigantesco e lo si gira in auto. All’ingresso non ci sono mappe, per cui è complicato orientarsi. Aggiungiamoci che il mio autista non era proprio un esperto e…ho buttato 18000Rp). Dopodichè, in teoria, avrei dovuto vedere i terrazzamenti di risaie di Jatiluwih: le foto (degli altri) sono pazzesche! Io…ho trovato la nebbia, come in Val Padana insomma. Mi sono sentita a casa, ma ne avrei fatto a meno. La strada per raggiungere Jatiluwih è a dir poco orribile e l’ingresso è a pagamento. Io mi sono fermata prima, considerando che la visibilità era meno di 60 metri.
Finite le tappe intermedie, eccomi a Ubud. Una cittadina che non è sul mare, ma che è forse l’essenza di Bali. in ogni angolo è presente l’ingresso di un tempio, ogni clan familiare ne ha almeno uno. L’odore di incenso è quasi costante. E’ pieno di turisti, è vero, ma mantiene la sua identità.
Non avevo pranzato ed erano le 17. Decido di fare un pranzo+merenda+cena in un risorante a caso e mi gusto il Babi Guling (un maialino cotto con spezie, tipico di questa città), poi un giro per la cittadina ad osservare i negozi di souvenir e a pensare ai regalini da fare. Rientro nell’homestay e prenoto l’autista privato per il giorno dopo: Kintamani e Pura Besakih mi aspettano (https://goo.gl/maps/tmIGI).
Arriva a prendermi Sana, un soggetto sufficientemente alternativo che mi fa pensare “in che mani sono capitata”, ma che in realtà si dimostra eccezionale. Parliamo di couch surfing, parliamo del giornalista australiano che lui ha ospitato per due mesi, parliamo della religione hindu. Arriviamo alla prima tappa, il tempio degli elefanti (15000Rp); me lo visito con calma passeggiando in solitaria e poi ritorno all’auto. Seconda tappa, il tempio della fonte sacra (Tirta Empul, 15000Rp). P1030761 Sana mi spiega che “Tirta” sta a significare una fonte d’acqua sacra e questo è il tempio più importante da questo punto di vista. Entro, passeggio e arrivo davanti alla piscina con i getti di acqua sacra. Rimango in silenzio (sì ero da sola, ma è come se mi si fosse silenziata anche la parola dentro di me) ad osservare le persone vestite, dentro alla piscina che procedono nel rito delle loro preghiere.
Uscendo si è obbligati a un percorso tra le bancarelle, con gente con calcolatrice in mano che ti propone qualsiasi cosa. Tutta l’aurea di spiritualità che si acquista nel tempio viene persa in un battibaleno. Risalgo in macchina e ci dirigiamo verso una piantagione di caffè.
Bali è famosa per un caffè fatto con chicchi mangiati (e espulsi dal di dietro) da un simaptico animaletto che si chiama luwak. In questa piantagione mi spiegano la lavorazione del caffè (anche quello normale) e poi mi fanno testare tutte le loro opzioni di caffè e tè. Interessante e diciamo senza obbligo di acquisto (io poi due cose le ho prese lo stesso).
Di nuovo in auto, arriviamo a Kintamani, il paesello che si affaccia sul lago Batur e ha di fronte a se il vulcano Batur. La vista è notevole. C’è poi un ristorante (turistico, ma accettabile) con una terrazza da cui si può mangiare e rimirare il panorama. C’è atmosfera di tranquillità.P1030792
Con Sana proseguiamo il viaggio verso il tempio di Pura Besakih. Parcheggiamo, indosso il sarong, pago l’ingresso (20000Rp) e al controllo biglietti mi fermano dicendo che devo fare una donazione di 500000Rp. Cosa?? Io mi blocco, dico che non ci credo e faccio per tornare da Sana, loro capiscono che non c’è trippa per gatti e mi dicono che posso salire lo stesso. Prima di me non so quanti turisti siano rimasti ingabolati. Arrivata all’ingresso…la magnificenza di questo tempio. Ci sono tanti turisti e le “guide” presenti ti dicono che se non fai la donazione non puoi entrare in alcuni posti. Poco importa, con un po’ di sali e scendi e con il girovagare a destra e a sinistra (il sito è veramente grande) si vede tutto tranquillamente. Le persone sono pressanti, continuano a proporti di pagare per guide e ingressi. I bambini (che le quattro frasi che devono dire le sanno in tutte le lingue del mondo) ti si attaccano e ti seguono per proporti cartoline. Diciamo che il contorno è un po’ stressante. Io alla fine esco dopo un’ora e tante fotografie scattate.P1030833
Siamo praticamente alla fine del giro, non ci resta che tornare a casa, ma Sana mi dice che siamo in anticipo e mi propone di visitare altri due templi, meno conosciuti, ma che a lui piacciono. Non mi lascio sfuggire l’occasione e seppur non siano niente di speciale, il fatto che lui li visiti con me, mi offra uno snake-fruit e si chiacchieri del più e del meno me li fa vedere con occhi diversi. Rientro all’homestay, lo ringrazio e lo saluto calorosamente, promettendo di dare il suo contatto a chiunque voglia venire a Bali. (lo troverete in fondo).
Il tempo di lasciar giù un paio di cose, prenotare la navetta Perama per Sanur per il giorno dopo e riesco; oltre a volermi fare un giro, devo prelevare. Ecco che rinizia il secondo grande calvario della vacanza. Gli ATM di Bali funzionano ad minchiam (scusate il francesismo). Io ho tre carte, di tre circuiti diversi e ho provato cinque ATM. Nessuno mi ha erogato soldi. Ero tra l’incazzato cattivo e il nervoso da panico, più di cinque volte per carta non ho provato, mancava solo mi mangiassero la carta. Sono quasi senza soldi. Faccio un rapido calcolo e mi rendo conto che per finire la vacanza mi servono ancora l’equivalente di 150$. Ovviamente tralascio i negozi di souvenir, ogni rupia risparmiata può essermi necessaria. Rientro nell’homestay e scopro che spesso i turisti europei hanno problemi. Due polacchi, una tedesca, una coppia di francesi. Io sono senza parole. Sono a B-A-L-I, una delle mete più turistiche del mondo e non posso prelevar soldi? Chiamo le banche europee (ringraziando il fuso orario) e mi accerto che quanto meno non siano state tracciate transazioni, mi dicono che in teoria se c’è il simbolo del circuito, è possibile chiedere un “cash advance” direttamente nelle banche, presentando la carta e un documento; sottolineano che le commissioni sono un po’ elevate, ma nella mia testa c’è la frase “basta aver soldi”. Vado a dormire e decido che domani è un altro giorno. Ringrazio solo il cielo di non essere una che si fa prendere dal panico.
Il mattino dopo, a colazione, mi ritrovo con una coppia di spagnoli (furoi come dei balconi, in giro da 16 mesi, perché “costa meno viaggiare che stare in Spagna e trasferirsi in Germania per lavorare fa troppo freddo”) e chiacchierando con loro vien fuori che lì a Ubud il cambio è buono, decido quindi di cambiare pressoché tutti i dollari che mi erano rimasti, lasciando perdere il cash advance e lasciandomi nel portafoglio meno di 100€.
Mi sembrava di giocare al Monopoli. Cambio e divido i soldi tra quelli che sicuramente mi servono per pagare i trasporti e gli homestay, più quelli che mi servono per pagare la tassa di uscita dall’Indonesia. Il resto (poco) lo posso spendere per mangiare e per comprare qualcosina. Rientrando verso l’homestay (che dovevo pagare) faccio qualche acquisto, ma sarà stato forse un decimo di quello che avrei voluto acquistare e parliamo di oggetti che non superavano i 10€…giusto per darvi un’idea della conta al centesimo che ho dovuto fare e di quanto nervosismo potevo avere in corpo.
Per fare la turista al 1000% vado a vedermi la Sacred Monkey Forest (30000Rp), P1030915una foresta con centinaia di scimmie più o meno addomesticate. In realtà sono liberissime di muoversi, ma sono nello stesso tempo abituate ai turisti…non sono sceme…i turisti hanno le banane e vogliono far le foto, per cui “vai che si mangiaaaa”. Passeggio e scatto qualche foto, si è a Ubud, non si può non passare da qui. Finito il giro, avrei voluto vedere altro, ma ero ancora una ovlta psicologicamente stanca, recupero il mio zainone e vado a prendere il minivan per Sanur, ultima tappa balinese.
Arrivo a Sanur. Le signore dell’homestay mi accolgono a braccia aperte, mi offrono frutti locali, mi spiegano un paio di cose sul paesello e poi mi consigliano di andare a rilassarmi in spiaggia. Io approfitto dei consigli, ma chiedo anche di prenotarmi un autista per il pomeriggio del giorno successivo, voglio andare a vedere il tramonto.
Mi metto in cammino, stare in spiaggia non mi appartiene troppo, per cui preferisco camminare. Lungo mare e lungo la via principale. Arriva l’ora di cena e mi godo una cena a base di pesce rimirando mare e stelle.
Il giorno dopo mi sveglio alle 4, c’è l’alba da andare a vedere. Mi siedo su una spiaggia deserta e buia. La lampada frontale è l’unica fonte di luce. La spegno. Il rumore del mare mi culla e mi diverto un po’ a fare fotografie a lunga esposizione (nessuna verrà come avrei voluto, con l’autoscatto è difficilissimo). Aspetto. Le prime luci…che spettacolo…il Gunung Batur si fa spazio tra il buio e le nuvole, l’isola di Nusa Lembongan è lì, di fronte a me. Arrivano i primi pescatori a stendere le reti, ripiegarle, mettersele in spalla e andare al largo. P1030963Sono le 6.30, è ora di tornare a dormicchiare ancora un pochino.
La colazione di pancake alla banana mi riempie di energie e vado a passeggiare lungo la spiaggia. Sanur ha una bellissima spiaggia bianca, i turisti sono pochi, le persone locali discrete e non troppo insistenti. Passeggiare è estremamente piacevole. Mi siedo all’ombra di un albero, a due passi dal mare e leggo. Questo è forse il primo giorno di vero relax (ed è il terz’ultimo della vacanza). Pranzo e poi torno all’homestay, dove mi raggiunge l’autista. Il piano fare un rapido salto a Kuta, giusto per vederla e per recueprare la maglietta dell’Hard Rock Café e poi andare a sud, nella penisola di Bukit. Due tappe intermedie per rimirare qualche bella spiaggia dell’ovest e infine visita a Uluwatu, per aspettare il tramonto (https://goo.gl/maps/twzW6).
Kuta…il delirio…Rimini non è nulla in confronto, considerando che ero in periodo di bassa stagione! Diciamo che sono contenta di non aver dormito lì, non è il mio genere di posto. Detto ciò, sono certa che se uno si voglia divertire, Kuta possa offrire molto, a partire da warung (baretti) sulla spiaggia, in cui gustarsi una birra fresca chiacchierando con millemila altri turisti e qualche balinese.
P1030982Proseguiamo verso la spiaggia di Jimbaran. Una luuunga spiaggia di sabbia fine, color paglia. La spiaggia è bella, il mare permette di fare il bagno comodamente (a Kuta le onde arrivano fino alla riva), peccato che…ci sia sempre qualche bottiglietta di plastica a rovinare tutto. Io non faccio il bagno, mi gusto solo la tranquillità, il caldo e la sensazione della sabbia sotto ai piedi.
Ci rimettiamo in moto, per arrivare a Padang Padang, spiaggia amata dai surfisti. E’ una piccola spiaggia, per accedervi bisogna fare una scalinata di un centinaio di gradini. Una volta giù ci si può sedere sulla sabbia e osservare in lontananza i surfisti che si alzano sulle loro tavole. L’ambiente è suggestivo. Anche qui, mi siedo e ascolto il silenzio della natura, interrotto solo da risate di turisti, rilassati, quanto me.P1030990
L’ultima tappa prevede di arrivare a Uluwatu (20000Rp), un tempio arroccato su una scogliera, nella parte più a sud-ovest dell’isola.
Vista la posizione, molti turisti tendono a volerci andare per l’ora del tramonto. Io ovviamente scelgo di fare così e in realtà il numero di persone non è eccessivo (l’autista mi dirà che durante l’alta stagione anche per loro è difficile sistemarsi nel parcheggio). Passeggio per il sito, senza occhiali da sole e senza nulla che possa attrarre le scimmiette dispettose. Qui sono meno educate di quelle di Ubud e rubano facilmente oggetti ai turisti, poi li lasciano in cambio di una banana, ma…spesso gli oggetti vengono lanciati giù dalla scogliera, eheh.
Il tempio in realtà non è visitabile, lo si può vedere solo dall’esterno. Cerco la posizione migliore per attendere il tramonto e mi siedo ad aspettare.
Aspetto e intanto è arrivato un po’ il momento di tirare le somme di questa esperienza asiatica. Niente, non ce la faccio. Più ci penso e più vedo questo Paese lontano da me. Non posso generalizzare parlando di Asia, ma l’Indonesia non mi ha convinta. Per limiti miei, questo è scuro, ma non solo. P1040025Penso poi anche al resto della mia vita, ma queste discussioni filosofiche con il mio Io le lascio per me. Il tramonto sta per arrivare e la macchina fotografica è pronta.
Merita, merita davvero. Meritano le nuvole, merita il rumore del mare che sembra quasi diverso al calar del sole e poi merita lui, il tempio, in controluce, che rimane lì, indisturbato.
Il sole scompare e non mi resta che tornare all’auto per rientrare in città (facendo lunghe code).
Un’altra cena in riva al mare. Un’altra mattina sulla spiaggia, questa volta immersa nell’acqua. Era tanto che non facevo un bagno in mare, che non mi mettevo a stella marina a guardare il cielo, che non mi rilassavo senza far nulla con l’acqua salata tra le labbra. Un’ora è volata. E’ tempo di far la doccia, cambiarmi, fare colazione e attendere il taxi per l’aeroporto.
Le ultime 24h le spenderò a Kuala Lumpur. Arrivo in aeroporto e cambio qualche Euro. Zaino in spalla e biglietto del treno acquistato. Arrivo in stazione e c’è abbastanza confusione, seguo le indicazioni per la monorail e mi siedo ad aspettare. Sono curiosa di vedere una città asiatica sviluppatasi negli ultimi 20 anni. L’albergo è nella zona delle Petronas Towers, il centro economico della città. Tappa all’Hard Rock Café per la solita maglietta, check-in in albergo e poi di nuovo fuori per scattare qualche fotografia notturna. Salgo allo SkyBar per ammirare le torri dall’alto, poi mi perdo un po’ a passeggiare tra le vie.
P1040066Il mattino dopo esco e vado verso le Petronas Towers, ho un biglietto per salire fino in cima (20€, mi sembra). Le viste dall’alto a me piacciono sempre, per cui me la sono gustata anche qui. 45 minuti di sali e scendi (in ascensore) per scoprire un po’ la storia di KL e guardare l’orizzonte da più di 300 metri d’altezza.
Finita la visita, ado a farmi un giro nel quartiere dello shopping, pranzo e attendo le 15, quando grazie ai suggerimenti di una ragazza malese conosciuta durante il volo di andata di due settimane prima, vado a vedere la ricostruzione fedele di una tipica casa malese (donazione di minimo 10MYR), la rumah penghulu. Un giovane studente emozionato mi racconta tutto e trovo la visita veramente interessante.
Finito lì, passeggio un po’ a caso in direzione di China Town e di Little India. Se siete bravi a contrattare quello è il posto che fa per voi!
Le ore passano e devo andare a prendere il volo per tornare in Europa. Passo a prendere le zaino, prendo un paio di mezzi pubblici (innervosendomi pure qui) e arrivo in aeroporto.
Ho ancra un po’ di soldi malesi da spendere ceno (da dimenticare), prendo una cartolina e poi un piccolo dipinto delle Petronas Tower. Si sale sull’aereo. Tutti seduti, tutti con le icnture allacciate. Annuncio. “a causa di un problema tecnico avremo qualche minuto di ritardo, ci scusiamo e vi ringraziamo per la pazienza”. I minuti diventano tre ore e mezza, seduti su un aereo con l’aria condizionata sparata a manetta, gli annunci che si sussguono e un misto di sonno e panico che assale qualcuno. Sono le 3 di notte e ci aspetta un volo di 12h.
Siamo quasi ad Amsterdam e questa volta sono gli annunci riguardanti le coincidenze con i voli che la maggior parte dei passeggeri avrebbero dovuto prendere. Io mi rendo conto di essere al limite. Scendo, corro al banco dei transfer, secondo la macchinetta automatica il volo è perso, secondo la signorina no. Chiama la collega al gate che rompe ogni speranza: il gate chiude tra 6 minuti, è impossibile attraversare mezzo aeroporto con un controllo passaporti da fare. Mi rassegno, la signorina si scusa e mi manda al banco per i nuovi biglietti.
Il volo successivo per Lussemburgo sarebbe stato alle 16.45. Erano le 9. Non ci potevo credere. Ridevo per non piangere. KLM mi da un simpatico voucher di 10€ per scusarsi dell’attesa. Meglio di niente, per carità. Purtroppo ero troppo stanca e spossata per ragionare al volo, ma quando ormai era quasi l’ora dell’imbarco mi rendo conto che almeno l’accesso alla lounge potevano darmelo (era KLM ed ero nel suo aeroporto, mannaggia). Avviso i miei amici che sarebbero dovti venire a prendermi e mi rassereno.

Il Lussemburgo è un miraggio, ma ormai ci sono quasi.

Consigli pratici (senza un ordine preciso)

  • per andare su Bromo e Ijen, sono da preferire tour privati. Vi fate sicuramente il fegato meno amaro e il costo non è poi così elevato. Spesso si occupano anche del trasbordo a Bali.
  • Banyuwangi non è solo una tappa di passaggio, ha diverse cose da offrire e potrebbe valer la pena spenderci una notte (anche per riprendersi dalle due nottate su Bromo e Ijen).
  • se decidete di guidare, abbiate con voi la patente internazionale. Preparatevi poi sempre una banconota da 20000Rp da allungare alla polizia (che cercherà di chiedervene molte di più).
  • i voli interni costano una stupidata, ma c’è sempre da considerare una tassa di 40000Rp (200000Rp se il volo è internazionale).
  • portatevi tanto contante e il dollaro è sempre più ben visto dell’euro. Le banconote di taglio grande fino a 50$/€ sono cambiate con un tasso migliore delle banconote di valore più basso.
  • abbiate sempre un pareo a disposizione prima di entrare nei templi hindu (altrimenti i balinesi cercano di vendervi/noleggiarvi i loro).
  • non esiste attrazione turistica con donazione obbligatoria da fare (soprattutto se pagate il biglietto d’ingresso, in alcuni casi non c’è biglietto, ma chiedono una donazione…10/20000Rp vanno bene).
  • non esiste attrazione turistica con la guida obbligatoria.
  • sui mezzi pubblici, maaaai fare il biglietto fuori dal pullman. Salire e farlo sempre all’interno. All’esterno vi chiederanno di più, non sono venditori ufficiali (ma tacitamente accettati) e non vi viene rilasciato alcun biglietto. Non escludo quindi che poi, se al bigliettaio ufficiale giri la luna storta, vi richiedano altri soldi.
  • il cambio ufficiale è intorno al 1$=12800Rp, cambi buoni che si trovano fanno 1$=12700. I personaggini locali che incontri, per cercare di fregarti, fanno 1$=10000Rp. Chiedere seeeempre il prezzo anche in Rupie e vedere cosa conviene.
  • a Yogja il miglior cambio valute è presso la banca BRI, nella parte nord di Malioboro, ma chiude alle 16.
  • i miei alloggi a Bali (10/12€ a notte, per una camera matrimoniale con bagno privato e wifi):
    Pemuteran, “The sari bungalows”, bello, pulito, wifi che ti puoi pure portare in giro per il paesello, gentili, se non fosse che non mi hanno accettato la carta di credito per pagare…perfetto! (in più sono intortati con un centro diving e ti fanno lo sconto per l’escursione all’isola).
    Ubud: “Secret garden guesthouse”, carino, pulito, non accettano carte di credito (ma qui lo sapevo); a me non interessava, ma non hanno la piscina…non essendoci il mare, molte altre guesthouse hanno anche la piscina.
    Sanur: “Sindu guest house”, pulito, comodo perché vicinissimo al mare, buona colazione. Accettano carte di credito, con il 2% di percentuale (equivalente a tipo 1$)
  • gli autisti che mi sento di suggerire: per Yogja, Wisnu, qui il sito internet con i contatti e per Bali, Imade Sana, monkeyforest2@gmail.com
  • portatevi sempre un sacco letto, non si sa mai.
  • gli indonesiani dei circuiti turistici sono veramente insistenti. Se ci sono quindici persone sedute vicine a bordo strada che ti vogliono proporre un viaggio in taxi, tutte e quindici ti chiederanno se vuoi un taxi, nonostante si dica di no al primo.
    Parlando con altri turisti incontrati nel viaggio e più abituati di me al sud-est asiatico, quello che ne è venuto fuori è che più che in altri paesi, qui provino sempre e in ogni modo a intortare il turista.
  • se fate escursioni notturne per l’alba, la lampada frontale è comoda (quasi essenziale).a KL consiglio di soggiornare nel centro città, i mezzi sono pratici (e i goKL sono anche gratuiti) e il costo è accettabilissimo.
Annunci

2 thoughts on “Indonesia: Jawa e Bali. Tanti “ma” che non me la fanno promuovere.

  1. e brava Marghe! peccato per il fatto che si cerchi di intortare il turista, non è abituale nei paesi asiatici (men che meno in Giappone, che come sai, conosco piuttosto bene).
    alla ine, quello che forse si apprezza di più sono le relazioni che si instaurano con gli autoctoni. ad abundantiam, i tappi di plastica mi fanno pensare che dell’ecologia non gliene frega niente, sono uno dei paesi più inquinatori al mondo senza parlare della deforestazione e conseguente distruzione dell’habitat per fare posto alle straschifose piantagioni di palma. per eventuali prossime mete nel sud-est asiatico, fammi sapere in anticipo, ho un’amica che ti saprà dare toute sorte de tuyau.

    • Eheh, Cristina…anche io sono rimasta un po’ basita dall’intortamento 🙂
      Hai azzeccato sul fatto che a inquinare sono più i locali dei turisti, per ora la deforestazione non è arrivata, ma nulla mi stupirebbe!
      Per il prossimo viaggio nel sud-est asiatico, ci penserò…al mio rientro il primo pensiero è stato “perché non me ne sono andata tra le montagne del Colorado?”…grazie però in anticipo!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...