Marrakech a/r

Quanto tempo che non mi mettevo a scrivere dei miei viaggi. L’ultimo, il Cammino di Santiago “con variazione sul tema”, non avevo voglia di descriverlo. Ho lasciato solo qualche breve didascalia via Facebook, ma niente di più. L’alone di delusione non voleva farmi scrivere.

Oggi invece, eccomi qui a raccontare il Marocco. 10 giorni in compagnia di un’amica Lussemburghese, Elena, tanto simile quanto diversa da me. Io multicolor, lei “bianco, blu, nero, beige”. Io disordinata, lei ordinata. Io geometrica, lei dai motivi arrotondati.

Questo viaggio inizia un anno fa, quando chiacchierando con Elena vien fuori che entrambe vorremmo visitare il Marocco. Abbiamo aspettato il momento giusto (tra incroci di impegni personali e ferie da prendere) e una volta trovato, abbiamo prenotato il nostro viaggio. Abbiamo dovuto trovare compromessi per accontentare entrambe e via di prenotazioni: due voli aerei (Francoforte Hahn – Marrakech, a/r), qualche Riad, i trasporti in bus (CTM) e un tour privato (Morocco Key Travel). Complessivamente un bel viaggio, che con un giorno in più sarebbe stato quasi perfetto: il Marocco è un paese facile da visitare, poco integralista nella religione pur mantenendo le caratteristiche profane dei paesi mussulmani. Bei paesaggi, differenti tra loro. Colori dal rosso al verde, passando per il giallo del deserto e l’indaco di Fes.

Il nostro viaggio inizia di giovedì, atterriamo a Marrakech e ci troviamo già a dover contrattare il taxi per raggiungere il Riad Karmanda (consigliato!). Dai 25€ iniziali arriviamo a 15€ e Karim si fa trovare nel punto più vicino raggiungibile dalle auto per portarci verso il Riad. Ci fa accomodare in stanza, ci offre il tè alla menta (il primo di millemila) e ci spiega come muoverci per la città.
Usciamo per la cena, sono le 22, ci perdiamo tra qualche viuzza della medina e ci ritroviamo in piazza Jamaa el-Fnaa.
Turisti, locali, turisti, locali, un’orda di persone.
Odori, profumi, colori, suoni.
Mangiamo in piazza, sulle panche da sagra paesana, ci affidiamo al caso, ne scegliamo uno e via un po’ di relax, staccando la spina dalla quotidianità lussemburghese. Ci incamminiamo di nuovo verso il Riad e dedicheremo il giorno dopo alla città.

Marrakech è facile da girare, nonostante le vie del souk tutte uguali, qualche punto di riferimento rimane negli occhi della memoria. Il solo capire se si va a nord-sud-ovest-est ti fa ritrovare la strada. Tra un negozietto e un altro, due persone ci accalappiano e ci dicono che oggi è venerdì, bisogna fare affari perché domani è sabato (la logica non la cogliamo appieno) e ci accompagnano alla cooperativa dei tappeti.
Dopo 40 minuti di contrattazione ne usciamo con 4 tappeti acquistati. Pagati e in teoria spediti a casa, chissà se arriveranno.
Ricominciamo il giro: porte di moschee, bar che invitano a salire in terrazza, camioncini che fanno spremute e succhi di frutta. Una pausa bevendo tè. Un tramonto sulla piazza. La cena al Riad.

8 del mattino, la sveglia suona, alle 8.30 ci aspetta Ibrahim, il nostro autista-guida per i prossimi tre giorni. Ci aspetta un tour da Marrakech a Fes, passando per il deserto. Inizialmente siamo pentite, ci sembra di aver speso un sacco di soldi, se avessimo organizzato dal Marocco e non da Lussemburgo, forse avremmo speso meno. Alla fine…forse avremmo speso meno…ma il tour è stato splendido.
1° giorno: si va verso l’Alto Atlas fino a svalicare il passo di Tizin-Tichka. Visita della kasbah Ait Ben Hadou, passaggio per la cittadina di Ouarzazate (la Hollywood del Marocco). Breve tappa nella valle delle rose  e arrivo nel tardo pomeriggio nella valle del Dades.
2° giorno: visita delle gole del Dades, poi quelle del Todra. Si attraversa il palmeto di Tinghir e si comincia l’esplorazione sahariana passando per Rissani e arrivando a Merzouga. Lì, due dromedari ci aspettano per un’oretta di cavalcata e l’arrivo in un bivacco solo per noi, nel mezzo delle dune.
3° giorno: ci si dirige verso Nord, lungo le strade e i piccoli villaggi del Medio Atlante. Quando la strada scende zigzagando nelle Gole dello Ziz, si incontra Azrou e la sua foresta di cedri (con tranquilli macachi) per poi puntare a Fes.

Tra aneddoti marocchini, paesaggi da fotografare, piccole soste tra cooperative di olio di argan e acqua di rose…il tempo passa. Ibrahim è un ottimo autista ed è piacevole chiacchierare con lui.
Forse il momento clou è stato in realtà quando io non sono stata bene (santo Imodium) e intanto che facevo amicizia con un bagno di un negozietto di una cittadina persa nel nulla…Elena ha comperato un altro tappeto: doveva pur occupare il tempo!
Scherzi a parte, la cavalcata nel deserto e la notte a guardare le stelle sono state un po’ come un viaggio in un film: sabbia a perdita d’occhio, silenzio, buio. Quasi magia.

Arrivati a Fes, Ibrahim contatta Fatima, la responsabile del Riad Dar Essoaoude, (consigliato anche questo!) e Amin (il figlio di Fatima) ci viene a prendere. Salutiamo Ibrahim e ci diamo appuntamento a Marrakech (di grazia si offre di tener lui il tappeto e di venirci a prendere a Marrakech quando saremmo dovute andare in aeroporto per tornare in Europa).
Fes è nettamente più complicata da girare di Marrakech. Anche per andare al ristorante Fatima ci dice “Amin vi accompagna, poi fateci chiamare e vi veniamo a prendere”. Gentilissimi.
Fatima ci organizza anche il tour con guida ufficiale del giorno dopo: ottima scelta. Visitiamo tutta Fes seguendo un simpatico omino che ci racconta la sua città. Moschee, quaritere ebraico, moschee, concerie, negozi di pashmine, moschee, negozi di lavorazione di metalli,…
Chiedo “quante guide siete a Fes?” “420”
Poco dopo “quante moschee ci sono a Fes?” “420”
Lo prendo in giro “uh, come le guide!” lui sorride sdentato e mi dice “naaa forse più moschee”.
Ci salutiamo, ringraziamo e ci facciamo dare indicazioni per andare in una fabbrica di ceramiche, per concludere il giro.
Stanche ma soddisfatte rientriamo al Riad. Oboli pagati anche oggi, per tutti i tipi di artigianato locale. Ceniamo al Riad, ci offrono una bottiglia di vino e andiamo a letto. La sveglia suona presto: si parte con il CTM (comodissimi bus turistici) per andare a Chefchaouen.

Chefchaouen è un piccolo paesello bianco e azzurro, che spicca nello sfondo del paesaggio naturale. 5h di bus (pieno di gente, bisogna prenotarlo con anticipo), taxi e la chiamata al Riad Dar Zambra (Sconsigliato!) per farci venire a prendere. Il tizio sbuffa, si fa quasi pregare per venirci a prendere (nonostante fossimo d’accordo dalla sera prima), sarebbe bastato il giorno prima inviarci una mappa della cittadina…ci eravamo abituate troppo bene. La camera non è pronta, lasciamo gli zaini e iniziamo a passeggiare su e giù per le calle (alla spagnola) colorate di turchese. Ci spingiamo fino alla moschea sulla collina, per rimirare il panorama e il colpo d’occhio, che diventa anche colpo d’udito perché inizia la preghiera e tutti i minareti risuonano delle voci dei vari imam. Cena in un posto turistico al 1000% e poi a letto, anche il giorno dopo la sveglia suona presto.

Altro giorno, altro bus: destinazione Casablanca. 6h con tappa colazione in un posto improbabile, ma sicuramente caratteristico. L’arrivo a Casablanca, la scoperta che non c’è possibilità di lasciare i bagagli e l’inizio di una pratica passeggiata zaino in spalla…aaaah quanti ricordi del Camino…Elena stremata, io più allenata al supplizio del peso sulle spalle. Camminiamo giusto per capire un po’ com’è la medina di questa città e non facciamo la scelta giusta: Casablanca è città ricca e “occidentale”, la medina è quindi un quartiere povero. Arriviamo comunque alla mosche Hassan II. Imperiosa. La spianata davanti e il mare dietro la rendono ancora più grande. Prendiamo un taxi per andare al faro; il taxista ci porta al faro, ma ci dice che quello è posto da ricchi (io in realtà volevo solo fare una foto, che non mi ha fatto fare) per portarci quindi sulla corniche.
Un’altra passeggiata, una tappa pranzo alle 15, un’altra passeggiata, una tappa drink alle 18 e poi la ricerca del tram per tornare verso la fermata del bus. Il tram ci fa vedere a sprazzi la città nuova, decisamente movimentata, occidentale, come detto, ma con sprazzi di Marocco persistenti: venditori ambulanti, gente che beve tè sulle strade, profumi di spezie.

Bus notturno per Agadir; Elena voleva una giornata di mare, il suo collega marocchino suggerisce Agadir e quindi…mi tocca. Una faticaccia ‘sto bus notturno: bello era bello, ma i sedili in pelle ti facevano scivolare sotto al sedile davanti. Scomodissimo. Arrivo prima dell’alba, il miraggio dell’hotel (Tilila, vecchiotto, ma non male) e la dormita di Elena sui divanetti, in attesa delle 8h30 e della colazione.
Colazione, camera disponibile, cambio abiti e…costume!…5 minuti a piedi e siamo sulla spiaggia: grande, oceanica, ventosa. Camminiamo un’oretta sulla battigia, bagniamo i piedi, arriviamo a un estremo della spiaggia e ci buttiamo sdraiate a prendere il sole. Il dolce far niente per 2h. Il vento poi imperversa e lo stomaco reclama. Su tutto il lungo mare sono presenti resort e villaggi vacanze (più o meno belli, ma non eccezionali), con ristoranti esclusivi, troviamo però uno dei pochi aperti al pubblico e ci sediamo godendoci la vista del mare, al riparo dal vento. Torniamo in albergo per un pisolino, poi di nuovo qualche giro nelle vie interne: abbiamo gli ultimi dirham da spendere.

Ultimo giorno, giorno di viaggio.
Ore 12 Agadir, poi Marrakech (dove Ibrhim ci viene a prendere, ci dà il tappeto e ci accompagna in aeroporto) e Hahn, infine Lussemburgo, ore 3 del mattino. Una dormita e il risveglio alla vita di tutti i giorni, con qualche lavatrice da fare.

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