Point break in Cantabria – “Io credo che neanche tu hai ancora capito il vero spirito del surf. È uno stato mentale, dove prima ti perdi e poi ti ritrovi”

Ho voglia di vacanza. Ho voglia di una vacanza da sola. Ho voglia di un dolce far niente. Prenoto un volo aereo: Charleroi-Santander; prenoto l’alloggio e la scuola surf: La Curva. Destinazione finale: Loredo, in Cantabria. Non avevo mai fatto surf in vita mia, a trent’anni si può ancora provare. Faccio lo zaino e si parte.
Flibco (bus Luxembourg-Charleroi), volo Ryanair (Charleroi-Santander), autobus cittadino dall’aeroporto fino alla città e poi traghettino fino a Somo. Trovo Damian che mi aspetta, sorridente e spensierato sul suo furgoncino sgangherato.
Ci facciamo due chiacchiere, da dove vieni, cosa fai, solite cose. Poi è il mio turno e lui mi racconta un po’ di sé. Mi lascia in albergo e ci diamo appuntamento per la mattina successiva.

La settimana è volata, nonostante il “brutto” tempo…relativo, per carità…in Lussemburgo nevicava, da me ha solo piovuto qualche volta e la felpa è stata la mia migliore compagna di viaggio.
È stato interessante essere “fuori stagione” in un paesello spagnolo:
– nessuno parla inglese: “hola, que tal?” “bien, how are you?” e la risposta è mutismo e una faccia che neanche avessi chiesto il terzo principio della termodinamica
– tutti passano il tempo al bar, di cosa vivano mi è oscuro, se non sono al bar, sono sulla spiaggia a fare surf
– la cena è alle 22 e il pranzo non esiste, basta mangiare patatine come se non ci fosse un domani, a non importa che ora della giornata
– dopo le 13.30 vuoi non farti un pisolino? si ricomincia a lavorare verso le 17. Il pomeriggio quindi o dormi, o vai sulla spiaggia, o ti fai una passeggiata; scordati di interagire con le persone .
In quella zona è bello fare delle passeggiate lungo la spiaggia, ma anche nell’entroterra. Da Loredo si può andare a Somo lungo mare, oppure a Langre, tra le colline, per arrivare alla scogliera che ne crea le spiagge. C’è poi il Cammino del Nord che porta a Santiago de Compostela e si incontrano parecchie persone con il loro zaino. C’è infine Santander, una cittadina rilassante e bellina da vedere in un pomeriggio.

Il surf qui è una ragione di vita. Damian mi racconta di quanta gente venga in qualsiasi periodo dell’anno, perché questo è uno dei posti più conosciuti e con le migliori onde: di diverso tipo e di diversa altezza, più o meno a ogni ora della giornata.
Il primo giorno non sapevo cosa mi aspettasse e forse è stato il miglior giorno, diciamo che ho capito che non è il mio sport, nonostante sia sicuramente divertente.
Dopo il primo giorno (per non parlare dopo al terzo) le braccia e i pettorali non li senti più, non riesci nemmeno a sollevare un bicchiere per bere.
La fatica che si fa a “uscire” per andare a prendere l’onda è proporzionale all’inettitudine del principiante (io) che sfida le onde, le prende dritte e…l’onda vince sempre riportandolo 3m più indietro. C’è quindi da capire il mare (che non è mai stato un mio grande amico, senza ragioni particolari) e come aggirare la sua forza.
Una volta al largo, ci si siede sulla tavola, si riprende fiato e si deve scegliere l’onda. Facile a dirsi, a farsi…un po’ meno. L’onda arriva e “paddle, paddle, paddle; one two three” e in teoria dovresti ritrovarti in piedi sulla tavola.
Ehm…questa è la teoria, in pratica: o sbagli il tempo, o non hai la forza, o metti male mani/piedi e l’85% delle volte ti ritrovi in ginocchio a surfare a quattro zampe oppure cadi dopo un nanosecondo che ti sei messo in piedi. Però, perché c’è sempre un però, il 25% delle volte che ti ritrovi in piedi, ti senti un fenomeno.
Poi arrivi a riva e ti ricordi che devi nuovamente nuotare per riprendere un’altra onda. Ohmammasanta.

Scherzi a parte, mi dò una futura altra chance per provare a surfare, ma non mi ha conquistata. Di sicuro però è un modo di stare nel mare, a contatto con l’acqua, unico. Fai quattro chiacchiere con quelli che sono lì ad aspettare le onde, gioisci per loro (se sono principianti come te) quando riescono a prendere l’onda, ammiri chi ce la fa come se stesse mangiando un gelato, ti fai prendere in giro quando prendi culate e spanciate lanciandoti dalla tavola. Insomma, è un mondo a sé, che è stato bello vivere per una settimana.